La Pizza Gourmet: la nuova moda del momento.

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Nel mondo della ristorazione è in atto una vera e propria evoluzione che ha portato gli Chef e i pizzaioli italiani a prestare maggiore attenzione alla scelta delle materie prime, avendo un occhio di riguardo in più per la presentazione e l'impiattamento, nel rispetto della leggerezza e digeribilità dei piatti serviti in tavola ai commensali.

Dopo anni in cui tutti improvvisavano e, i locali si facevano la guerra ad abbassare il livello dei costi aziendali, e con essi anche la qualità degli ingredienti, finalmente qualcosa nel settore food è  davvero cambiato.

Oggi ad esempio la pizza è entrata di diritto nella cucina d'autore e, se siete assidui frequentatori di pizzerie, non vi sarà certamente sfuggita una delle novità più gettonate del momento che ha invaso, anche in Provincia di Belluno, i menù dei ristoranti che servono anche la pizza. Stiamo parlando della Pizza Gourmet. Ma quali sono le caratteristiche che deve avere questa pizza per definirsi tale?

Partendo dall'impasto, questo deve risultare altamente digeribile e soffice, grazie anche all'utilizzo del lievito madre e ad una lievitazione di almeno 24 - 48 ore. Ancora prima di ottenere questo, si deve prestare la dovuta attenzione alla scelta della farina che deve essere preferibilmente macinata a pietra e lavorata artigianalmente. 

Si passa così alla farcitura, il cui unico limite è rappresentato dalla selezione di prodotti italiani di altissima qualità, con una certa preferenza verso quelli a denominazione d'origine controllata, oppure quelli del presidio Slow Food che ne favoriscono la tracciabilità e, dunque, una loro maggiore affidabilità.

Grazie alla freschezza di tali ingredienti, la farcitura della pizza gourmet viene spesso eseguita al termine della sua cottura in forno a legna, per evitare che il condimento perda il suo sapore naturale. 

E infine, tra le caratteristiche peculiari che deve avere questa particolare tipologia di pizza possiamo annoverare la sapiente combinazione creativa di materie prime ricercate come le albicocche secche, la spalla cotta, i gamberi crudi, la frutta secca, in uno speciale e sofisticato abbinamento di gusti e sapori tipici, degno di essere preparata solo da grandi Chef.

E' proprio per quest'ultimo aspetto che questa pizza risulta come dimensione un po' più piccola di quella tradizionale e, generalmente, viene servita già tagliata a spicchi.

L'unico tasto dolente di questa squisita prelibatezza gastronomica è il suo costo che, da Nord a Sud Italia, pare che oscilli in media tra i 6 e i 19 euro. 

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La Birra Artigianale Made in Italy: una lunga storia di successo.

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Il mercato della birra artigianale in Italia è protagonista, ormai da diversi anni, di un vero e proprio successo: gli italiani hanno riscoperto il piacere di bere una birra prodotta da birrifici locali che hanno deciso di investire sulla qualità della lavorazione e delle materie prime che compongono gli ingredienti della birra.

Le ragioni di questo enorme successo, sono da attribuire alle piacevoli ed indimenticabili sensazioni che un prodotto di alta qualità è in grado di far provare: le birre prodotte artigianalmente, regalano all'olfatto e al palato gusti e profumi decisamente ricchi e intensi, cosa che non avviene decisamente per le birre industriali che prevedono un processo produttivo incentrato più sul low cost delle materie prime.  

La rivoluzione della birra artigianale è un fenomeno che ha interessato il nostro Paese già dalla metà degli Anni 90, anche se l'origine è da attribuire all'America. Nel 1965, in California, Fritz Maytag rilevò l'Anchor Brewing Company, un birrificio quasi fallito con l'idea di rilanciarlo attraverso un nuovo posizionamento sul mercato basato sulla reintroduzione di metodi di birrificazione tradizionali. 

Quest'idea di business promuoveva un generale abbandono delle sofisticazioni della società massificata e, inoltre, le birre prodotte da Maytag si ispiravano anche ai parametri presenti nell'Editto della Purezza tedesco del 1516 e ricordavano un modo di fare birra europeo, sinonimo di alta qualità ed innovazione produttiva.

Dalla California la nuova tendenza si diffuse prima sulla costa est degli Stati Uniti d'America, e poi in Sud America, in Europa del Nord, in Australia e in Nuova Zelanda. Poi, anche se più lentamente, in quei Paesi che per tradizione avevano una maggiore propensione alla produzione e al consumo di vino

Nel 1996 in Italia nascevano i primi birrifici artigianali, concentrati soprattutto in Lombardia, Piemonte e Veneto. I pionieri in questo campo sono stati sicuramente Teo Musso di Baladin e Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Leonardo Di Vincenzo della Birra del Borgo, Luigi D'Amelio di Extraomnes e Riccardo Franzosi del Birrificio Montegioco, che si fecero promotori di aprire le porte alla birra artigianale prodotta con ingredienti locali.

Oggi nel nostro Paese sono presenti oltre 250 produttori artigianali distribuiti su tutto il territorio, isole comprese e, attualmente, si contano oltre 750 microbirrifici a volte microscopici per volume produttivo e dimensioni aziendali, che producono birre reinterpretando liberamente le tipologie tradizionali dei principali paesi produttori.

Proprio in Veneto, con oltre ottanta birrifici artigianali, si è dimostrata una delle regioni più attive per la presenza di queste realtà artigianali capaci di attrarre un pubblico sempre più folto, attento e preparato in campo alimentare. 

 

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La pizza napoletana è patrimonio dell'umanità.

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La pizza napoletana è patrimonio dell'umanità. A dichiaralo è il dodicesimo Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco che ha valutato molto positivamente la candidatura italiana. 

Per l'Unesco il know - how culinario legato alla produzione della pizza comprendente gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto, esibirsi e condividere stati d'animo ed emozioni, rappresenta un indiscutibile patrimonio culturale.

I pizzaioli e i loro ospiti sono impegnati in un vero e proprio rito sociale, in cui il bancone e il forno a legna fungono da "palcoscenico" durante il processo di lavorazione e preparazione della pizza. 

Ogni giorno i maestri pizzaioli italiani sfornano 8 milioni di pezzi, quasi 192 milioni di pizze al mese, per un giro d'affari di oltre 12 miliardi di euro.

Per quattro consumatori su dieci è l'abilità delle loro mani a fare davvero una pizza di qualità, a partire dall'utilizzo di ingredienti poveri come l'acqua e la farina.

Il segreto sta poi nella cura con cui vine lavorato l'impasto, un'arte spesso tramandata di generazione in generazione. L'affetto degli italiani per la pizza è dimostrato anche dal loro consumo; in media mangiamo 7,6 chili di pizza ogni anno, circa 38 pizze napoletane a testa. 

Oggi la principale minaccia per questo alimento è rappresentata dal suo enorme successo nel mondo che la rende esposta a contraffazioni alimentari e alle agro - piraterie

Uno degli obiettivi rimarcati nella petizione presentata dall'Italia all'Unesco è prevenire e combattere la sua contraffazione per una maggiore tutela del consumatore finale, a cui devono essere garantiti materie prime di alta qualità provenienti dall'agricoltura italiana, a tutela dell'economia del nostro Paese per la quale la pizza vale circa 200 mila posti di lavoro. 

 

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