Lo Street Food: da "cibo dei poveri" ad elemento identificativo della tradizione culinaria.

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Se pensate che lo street food sia qualcosa di nuovo, nato di recente, vi state sbagliando alla grande! Le tracce più antiche di cibo preparato e cotto su strada risalgono a diecimila anni fa. I Greci descrivevano già l'usanza tipica egizia, di friggere il pesce e di venderlo ai passanti per strada.

Dall'Antica Grecia presto questa tradizione arriva anche ai Romani, tant'è che gran parte della popolazione era già abituata a consumare velocemente il pranzo o la cena in piedi, in locali semi - aperti. 

Ancor'oggi, presso gli scavi di Ercolano e di Pompei, si possono ammirare i "thermopolia", una sorta di piccola cucina (baracchino) che si affacciava direttamente in strada, adibita alla vendita di cibi cotti al momento

In questo particolare periodo storico, le classi urbane meno abbienti vivevano in abitazioni molto spesso prive della cucina e, quindi, erano costrette a nutrirsi consumando per lo più cibo in strada.

Lo street food accompagna da sempre l'evoluzione storica della nostra civiltà nel corso dei secoli, senza lasciare grandi tracce dato il suo rapporto molto diretto che aveva con la plebe. 

Ma è proprio dalla povertà che la creatività, la fantasia e l'ingegno umano prendono il sopravvento, gettando le prime basi della cultura gastronomica mondiale. A Parigi nascono i primi "Pàstès", speciali involucri di pasta contenenti farciture a base di carne o verdure, venduti a garzoni ed operai che potevano così nutrirsi mentre lavoravano in strada.

Proprio questi contenitori hanno dato vita alla parola "pasticciere", diventando nel Rinascimento e nel Secolo dei Lumi, veri protagonisti delle tavole regali dell'Europa intera sotto forma di timballi, torte salate e sfoglie di vario genere. In Inghilterra una vera istituzione del cibo da strada è quella del "Fish & Chips", il pesce fritto d'asporto avvolto nella carta del giornale. 

Oggi secondo un recente sondaggio di Coldiretti, un italiano su due dichiara di acquistare cibo da strada mentre passeggia comodamente in una qualsiasi città italiana o straniera, preferendo assaggiare proposte gastronomiche locali a differenza di quelle internazionali ed etniche.

Proprio in questi ultimi anni anche in Italia si è assistito ad un vero e proprio rilancio dello street food grazie all'Expo di Milano, la più grande vetrina mai esistita per la promozione del cibo da strada, che ha permesso a milioni di persone di gustare prodotti tipici provenienti da ogni parte del mondo. 

Se in passato è stato erroneamente considerato di basso livello perchè ritenuto "cibo del popolo", lo street food rappresenta attualmente uno degli elementi più significativi della tradizione e dell'identità territoriale di un Paese, offrendo la possibilità di mangiare qualcosa di buono, gustoso e di caratteristico, ad un prezzo accessibile a tutti. 

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I cibi che non possono mancare in tavola a maggio.

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Maggio rappresenta per molti italiani uno dei mesi più piacevoli dell'anno: le temperature quasi estive sono l'ideale per godere delle lunghe giornate di sole fuori casa, o per concedersi una prima vacanza, oppure una passeggiata in compagnia per respirare l'aria di primavera.

Ecco a voi qualche utile suggerimento per godere al meglio di alcuni cibi che ci offre la natura in questo particolare periodo dell'anno!

I piselli.

I piselli sono uno dei regali più buoni che ci dona la primavera. Grazie al loro sapore dolce e delicato si possono utilizzare in modo estremamente versatile in numerose tipologie di ricette: dai muffin salati con prosciutto cotto e piselli, fino ad un grande must della cucina italiana come i fusilli panna, prosciutto e piselli.

Sono dei legumi particolarmente leggeri e altamente digeribili e, solitamente, non danno problemi di aerofagia o meteorismo. Quelli freschi sono molto ricchi di sali minerali, vitamine e acqua, disponendo anche di fibre utili per il benessere intestinale e per contrastare la stitichezza. Aiutano a tenere a bada il colesterolo e la glicemia e, inoltre, sono preziosi amici del cuore, della circolazione e del sistema immunitario.

La cicoria.

La cicoria è una verdura a foglia verde che cresce in modo spontaneo e naturale nei campi in tutto l'anno solare. Oggi esistono in commercio numerose varietà di cicoria che si diversificano principalmente per l'aspetto e per le loro proprietà organolettiche.

Le caratteristiche che le accomunano sono il classico sapore amarognolo che, in base alla singola varietà, può essere più o meno accentuato. Anche questo è un alimento versatile, con il quale si possono preparare molteplici zuppe, torte salate, oppure saporiti contorni da abbinare a piatti di carne o pesce.

La cicoria stimola la concentrazione, aiuta a combattere la sonnolenza, ha potere lassativo e stimola l'attività di pancreas e fegato. Grazie alle sue proprietà benefiche, aiuta a regolare la quantità di glucosio e di colesterolo nel sangue.

I fiori di zucca.

Buoni, delicati e molto coreografici, i fiori di zucca crescono sia nelle zucchine, sia sulle zucche con petali di un colore giallo - aranciato e all'interno presentano grossi pistilli.

Trovano largo impiego in cucina e si prestano ad essere consumati fritti in pastella, ma anche in tante altre gustose preparazioni. La stagione migliore per il loro consumo è decisamente l'estate, anche se si trovano nei banchi dei supermercati italiani per tutto l'anno.

Sono alimenti particolarmente consigliati alle persone che soffrono di problemi di osteoporosi oppure di mancanze minerali e vitaminiche. 

Le ciliegie.

Le ciliegie sono uno dei frutti più buoni che ci offre questa stagione: oltre ad essere un alimento molto gustoso, sono molto utili per la salute del fegato e del cuore, risultando particolarmente adatte anche a coloro che soffrono di diabete. Oggi esistono moltissime varietà di ciliegie in commercio; le più note in Italia sono Ferrovia, Durone e Anella.

Le alici (o acciughe).

Molto simili alle sardine, le alici appartengono alla categoria del pesce azzurro. La loro carne risulta particolarmente gustosa e indicata per essere consumata cruda, previa marinatura, oppure fritte. Sono un alimento ricco di nutrienti utili alla salute del nostro organismo e presentano un contenuto energetico moderato che permette di poterle consumare almeno due volte alla settimana.  

Il pesce spada.

E' uno dei pesci più pregiati e consumati nelle tavole italiane, soprattutto al Sud Italia, dove abbondano ricette tipiche siciliane che lo vedono come vero e proprio protagonista.

Si tratta di un alimento estremamente proteico e particolarmente magro, per questo risulta particolarmente indicato alle persone che stanno seguendo una particolare dieta alimentare.

La carne del pesce spada è anche un'ottima fonte di vitamine. Anche l'apporto di sali minerali risulta interessante; questo pesce è una buona fonte di potassio, ferro, calcio e fosforo. 

 

 

 

 

 

 

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Gli italiani scelgono di affidarsi ai gusti e ai sapori delle ricette della nonna.

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Quando si parla di cibo e di scelte a tavola gli italiani non vogliono più correre rischi e, per questo, preferiscono gustare ricette classiche di un'antica tradizione ricca di storia e di gusto, detenuta in passato dalle nonne. A confermare questa tendenza sono i dati che emergono dall'indagine DOXA / Unaitalia "Le ricette della tradizione" svolta su un campione di 1000 italiani che nel 2017 ha raccontato, attraverso abitudini e preferenze in cucina, il rapporto che gli italiani hanno con i principali detentori della tradizione culinaria nel nostro Belpaese, ovvero i nonni

Agli italiani piace sperimentare, provare e assaggiare nuove pietanze, ma quando si tratta di scelte a tavola sono legati alla cucina della tradizione, ovvero a quella della nonna; lo dimostra il fatto che per il 67% degli intervistati il pranzo della domenica  si svolge ancora nella propria abitazione riunendo tutta la famiglia.

Queste, nello specifico, sono le ricette più amate. Tra i primi piatti è la lasagna a farla da padrona, seguita dalla pasta all'uovo (24%), dal risotto (20%), dalle minestre e zuppe (6%). Tra i secondi, invece, è l'immortale pollo arrosto con le patate il piatto della nonna per eccellenza, insieme ad altre ricette tipiche della tradizione come l'arrosto di vitello (20%), le polpette (18%), il pesce al cartoccio (16%) e il coniglio alla cacciatora (10%).

Oggi in cucina le innovazioni sono molto interessanti, ma per gli italiani sono spesso giudicate come ricette che richiedono l'acquisto di ingredienti costosi e difficilmente reperibili nei supermercati tradizionali e che necessitano per la loro preparazione di competenze culinarie che non tutti si sentono di avere, dovute soprattutto alla difficoltà di riuscire a creare particolari abbinamenti di sapori talmente innovativi, che non sempre riescono ad incontrare e ad andare pienamente d'accordo con i gusti tradizionali delle famiglie italiane. 

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Come abbinare il vino al cibo

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L'abbinamento cibo/vino è un argomento tra i più complessi del mondo enogastronomico perchè è molto influenzato dalla soggettività della persona che ne esprime un giudizio.

Lo scopo dell'abbinamento è quello di suscitare sensazioni di gusto equilibrate e piacevoli; per questo cibo e vino devono "stuzzicarsi" a vicenda senza mai dominare uno sull'altro.

Il vino da servire con gli antipasti.

Per gli antipasti in genere si predilige servire uno spumante secco. Se servite piatti a base di pesce, potete abbinare un bianco secco a vena acida, anche leggermente frizzante. Per gli antipasti a base di salumi e formaggi stagionati, potete scegliere un vino rosato oppure un rosso giovane. Con i cocktail di gamberi o di scampi la scelta ricadrà su un bianco aromatico. 

Il vino da servire con i primi piatti.

Ciò che contraddistingue un buon piatto di pasta oppure di riso è il suo condimento, ed è proprio in base a questo che si sceglierà il giusto accompagnamento dei vini. Se il condimento è a base di pesce si opterà per dei vini bianchi più o meno corposi in relazione alla struttura del piatto. Se il condimento utilizzato è a base di carne si prediligeranno vini rossi, non troppo corposi.

Con minestroni e risotti potete abbinare vini rosati o rossi leggeri, ma se il vostro risotto è alle verdure o al pesce va preferito un bianco secco. Quest'ultimo è preferibile anche nel caso in cui servite pasta asciutta con verdure oppure pesce. 

Il vino da servire con i secondi piatti.

Nel caso in cui il vostro menù preveda un secondo piatto particolarmente grasso sarà bene  che lo abbinate ad un vino rosso sapido in modo da poter ripulire la bocca dall'unto del cibo, alleggerendo anche il senso di pesantezza del piatto. Con le carni di maiale, agnello e rosse. si consiglia di servire del vino rosso secco, di medio corpo, più invecchiato se le carni sono cotte arrosto o se il secondo è a base di selvaggina. 

Per i pesci e i frutti di mare, scegliete dei vini bianchi aromatici e non troppo secchi. I rosati di medio corpo saranno perfetti per i pesci al cartoccio.

Il vino da abbinare ai dolci.

Per abbinare correttamente un vino ad un dessert è meglio cercare di assecondare il contenuto zuccherino del dolce prediligendo un vino dolce. Optate per uno spumante semisecco oppure bianco aromatico per le torte o le crostate di frutta. Per i pasticcini va benissimo un passito dolce, mentre per i dolci al cucchiaio un bianco dolce o un classico spumante. Nessun vino andrà servito con gelato, macedonia e agrumi. 

 

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Cibo Made in Italy, business da 38 miliardi l'anno.

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Il nostro Paese è conosciuto a livello globale per i prodotti agroalimentari, fiore all'occhiello del Made in Italy.

Il cibo italiano gode di fama e di un prestigio consolidato nel tempo, dovuto soprattutto agli elevati standard di qualità ed al rispetto di rigorose norme in tema di sicurezza in campo alimentare. Grazie alle numerose leggi emanate dalle amministrazioni, il nostro cibo è considerato tra i più sani e sicuri.

Inoltre, l'introduzione e la promozione della Dieta Mediterranea ha incentivato il consumo di cibi salutari come frutta e verdura, ortaggi, pesce, carne e farinacei.

Notevoli ricerche e studi di settore hanno dimostrato l'efficacia della Dieta Mediterranea dal punto di vista nutrizionale, salvaguardando la salute dei consumatori. L'esigenza di promuovere il consumo di cibi Made in Italy, seguendo un corretto stile alimentare, ha spinto i nostri organi istituzionali a creare un efficace mezzo informativo: la piramide alimentare.

Il cibo italiano si avvale di un'indiscussa qualità organolettica, di trattamenti termici accurati, di processi di prima e seconda trasformazione messi in atto seguendo le linee guida imposte dalla Comunità Europea e, soprattutto, dal nostro Paese.

Il nostro cibo privilegia i fattori di qualità e sicurezza e, inoltre, per i produttori agroalimentari è fondamentale soddisfare il palato dei Consumer, sempre più consapevoli di ciò che consumano e dei procedimenti per elaborare i prodotti alimentari in capolavori pronti al consumo.

Il cibo made in Italy fa boom. E' record storico nelle esportazioni di prodotti agroalimentari che nel 2017 hanno fatto segnare un aumento del 10%, come riporta una recente indagine di Coldiretti presentata all'apertura di Tuttofood, alla Fiera di Milano, sulla base dei dati Istat sul commercio estero a gennaio 2017 che migliora il dato mensile dello scorso anno dopo che nell'intero 2016 era stato raggiunto il massimo di sempre di 38,4 miliardi di euro.

Il prodotto alimentare italiano più apprezzato all'estero è il vino con un valore di 5,6 miliardi nel 2016, seguito dalla frutta fresca e trasformata, dagli ortaggi freschi e trasformati, da animali, carni e salumi, latte e derivati, la patata e l'olio d'oliva.

Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 interessano i paesi dell'Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 6%, ma il made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati. 

Un balzo del 59% si registra in Russia dove i valori restano tuttavia contenuti a causa dell'embargo che ha colpito gran parte dei prodotti alimentari ad eccezione del vino e della pasta, ma gli Stati Uniti sono di gran lunga, il principale mercato fuori dai confini dell'Unione Europea, ed il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna. 

 

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Le Fake News che danneggiano il Made in Italy a tavola.

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Le fake news, ovvero il fenomeno molto diffuso su Internet relativo alle notizie false e sensazionalistiche, riguardano anche l'alimentazione. In particolare la Coldiretti ha recentemente pubblicato una sorta di top ten relative alle credenze non supportate da evidenti basi scientifiche, che tuttavia vengono ritenute valide dalla maggior parte dei consumatori. 

D'altronde è facile immaginare quali conseguenze possano portare per la salute un'informazione non corretta in campo alimentare. Questo fenomeno merita di essere considerato con attenzione.

La scorretta informazione nel settore alimentare ha un peso più rilevante che negli altri settori, perché va ad influenzare direttamente la salute delle persone. 

Secondo la Coldiretti, il web si configura sempre più come porto franco delle bufale alimentari, con un preoccupante effetto valanga in una situazione in cui il 53% degli italiani lo ha utilizzato almeno qualche volta durante l'anno per raccogliere informazioni sulla qualità dei prodotti alimentari.

L'indagine ha messo in evidenza come il 25% degli italiani partecipi attivamente a community /blog / chat incentrate sul cibo, proprie o di altri, che influenzano le scelte di acquisto in modo non sempre corretto e veritiero.

La top ten delle fake news a tavola.

Il latte fa male.

La vulgata tra gli internauti vuole che il latte sia dannoso perché è un alimento destinato all'accrescimento di cui solo l'uomo, tra gli animali, si ciba per tutta la vita. In realtà il latte rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell'enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte. Il filone di pensiero che ritiene opportuno bandire i latticini dall'alimentazione poggia su un'indagine epidemiologica svolta a partire dal 1983 in Cina, i cui risultati sono stati ritenuti inattendibili dalla comunità scientifica e dall'Associazione Italiana per la ricerca sul cancro.

L'ananas brucia i grassi.

Una bufala molto comune riguarda le presunte proprietà brucia grassi dell'ananas. Un effetto dovuto alla bromelina contenuta nel gambo dell'ananas, che nessuno mangia, che comunque favorirebbe la digestione delle proteine e non la neutralizzazione delle calorie e dei grassi, e di alcune ricerche svolte numerosi anni fa che, nei ratti, avevano evidenziato una leggera azione ipolimezzante di un estratto alcolico dell'ananas, poi smentite dai successivi sviluppi della ricerca scientifica.

Il Kamut è una varietà antica di cereali con proprietà esclusive.

Il Kamut non è altro che un marchio commerciale privato, registrato negli USA, con cui viene venduto il grano della varietà Khorasan. Questa varietà è coltivata anche in Italia e ha caratteristiche particolari che possono essere ritrovate anche nel farro o nella varietà di grano duro italiane, ma il marchio Kamut è registrato negli USA e viene rilasciato solo per il prodotto coltivato in America e in Canada.

La carne fa male e se ne può fare a meno.

Attualmente non esiste alcun studio che provi che mangiare carne anche a piccole quantità sia dannoso per la salute. Al contrario, i vantaggi di una dieta completa che la includa sono scientificamente indiscussi. 

Se ne può fare a meno solo integrando la sua mancanza con altri prodotti animali, come uova, latte e derivati, e in alcuni casi assumendo integratori di vitamine e minerali. 

La carne è ricca di nutrienti ad alto assorbimento, che fornisce nell'immediato tanti elementi necessari alla crescita, allo sviluppo, al mantenimento, alla difesa e alla riparazione del nostro corpo, che nessun altro alimento da solo è in grado di dare.

La banane sono le più ricche di potassio.

Le banane non sono sul podio dei prodotti ortofrutticoli freschi più ricchi in potassio e sono anche appesantite da un elevato contenuto calorico rispetto ai prodotti ortofrutticoli nazionali che lo precedono, sulla base delle tabelle di composizione degli alimenti del Crea - Nutrizione. Al vertice della graduatoria dei prodotti ortofrutticoli freschi ci sono gli spinaci crudi, seguiti dalla rucola e dal cavolo crudo. Le banane, considerate da sempre la fonte di potassio per eccellenza, nel confronto con i prodotti ortofrutticoli freschi nazionali, non si piazzano che al nono posto. Tra la frutta fresca, spicca la leadership il kiwi.

I grassi vanno eliminati dalla dieta.

I grassi sono nutrienti indispensabili per il nostro corpo ed eliminarli dalla dieta può mettere a rischio la salute. L'importante è non abusarne e selezionare quelli più buoni e di qualità, come l'olio extravergine d'oliva.

Chi è intollerante al lattosio non deve mangiare formaggio.

La stagionatura prolungata di molti formaggi porta a una scomparsa del lattosio, o a un radicale calo. Inoltre, anche gli intolleranti al lattosio sono generalmente in grado di tollerare senza problemi e disagi dosi fino a circa 125 ml di latte al giorno.

Lo zucchero di canna non fa ingrassare.

Sono in molti a credere che lo zucchero di canna sia più salutare di quello bianco e contenga quindi meno calorie, tanto da essere indicato per chi è a dieta. In realtà, secondo la Coldiretti, lo zucchero di canna ha le stesse caratteristiche nutrizionali e caloriche di quello bianco raffinato.

Tutti i prodotti alimentari realizzati nell'Unione Europea rispettano le stesse regole.

In Italia ci sono regole produttive più rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino che non valgono in altri Paesi dell'Unione Europea.

I prodotti venduti dal contadino sono meno controllati.

Tutti i prodotti alimentari venduti in Italia devono rispettare gli stessi standard sanitari e devono sottoporsi agli stessi controlli. I produttori agricoli aderenti ad esempio alla rete di Campagna Amica si sottopongono a tre ulteriori livelli di controllo verificati da un Ente terzo. Inoltre l'acquisto diretto dal produttore garantisce maggiore freschezza e l'origine del prodotto del 100% in Italia dove opera il sistema di controlli più capillare. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Millennials? Una generazione di buongustai.

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I "Millennials", ovvero i ragazzi nati tra gli anni '80 e il 2000, sono quelli che più di tutti oggi stanno vivendo alcuni dei più importanti cambiamenti in atto nella nostra società.

Ad interessarci di più sono i fattori riguardanti il modo di mangiare, in particolare in Italia, che diventano in voga grazie all'uso sempre più frequente di internet, dei social network e della condivisione.

Molteplici sono negli anni gli studi portati avanti al fine di individuare quale sia stato il processo di evoluzione delle abitudini alimentari dei giovani della nuova generazione e di portare in luce il profondo cambiamento culturale che sta mettendo in crisi l'industria alimentare.

Se negli anni scorsi si è assistito ad un aumento esponenziale dei fast food e al cibo spazzatura, le generazioni odierne sono molto più attente alla qualità del cibo. Merito anche di Internet che rende più democratiche e accessibili le informazioni. 

Ed ecco che i Millennials, rappresentano un pubblico sempre più attento alla qualità, alla salute, alla sostenibilità e alle novità: rispetto alle generazioni precedenti, i nativi digitali sono più propensi a spendere di più in cibo, ma sono anche più informati su ciò che mangiano. 

Una generazione molto esigente e consapevole, che rivolge grande attenzione alla qualità del prodotto e alle proprietà benefiche e nutrizionali degli alimenti. 

Controllano le etichette per scovare olio di palma, coloranti o additivi chimici e per assicurarsi di conoscere al 100% origine e tracciabilità di un prodotto, come e dove è stato lavorato e confezionato.

Apprezzano e consumano largamente i cibi etnici, preferiscono mangiare Kebab, cibo cinese o sushi piuttosto che da Mcdonald's; sono informati e ben istruiti, e hanno capito che devono prendere provvedimenti per tutelarsi dal cibo prodotto con procedimenti che danneggiano l'ambiente e l'organismo umano.

Tra i food trend dell'ultimo anno si registrano: l'alto gradimento di alimenti organici, biologici e a Km zero, l'attenzione per la sostenibilità ma anche la richiesta di poter disporre di un'offerta più ampia di prodotti. 

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Latte, origine obbligatoria in etichetta.

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Da mercoledì 19 aprile arriva in Italia l'obbligo di inserire nelle etichette di tutte le confezioni dei prodotti lattiero - caseari l'origine della materia prima. 

Un'importante strumento che consente al consumatore di scegliere, senza più inganni, la provenienza di latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini. Il provvedimento ha completato il suo iter in Europa e in Italia e si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.

Gli obiettivi portati avanti dal Ministero delle Politiche Agricole e sostenuti fortemente da Coldiretti, sono quelli di combattere il falso "made in Italy" e permettere al consumatore finale di risalire al Paese di mungitura del latte, in modo da poter conoscere nel dettaglio le caratteristiche principali dei prodotti e poter decidere se acquistare quelli italiani o meno.

L'indicazione corretta.

Le etichette di tutte le confezioni di latte e prodotti lattiero - caseari devono indicare il nome del Paese in cui è stato munto il latte e quello in cui è stato condizionato o trasformato.

Qualora il latte utilizzato come ingrediente sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con una sola dicitura "Origine del latte: Italia".

Novità in arrivo anche per pasta e riso.

La scorsa settimana il Ministro Martina ha annunciato la firma del decreto per sperimentare l'origine dei prodotti a base di riso nell'etichetta. Oltre all'obbligo dell'origine, l'Italia chiederà a Bruxelles l'attivazione di una clausola di salvaguardia per bloccare le importazioni di riso nei Paesi che godono del sistema tariffario a dazio zero nonostante utilizzino in maniera intensiva pesticidi vietati da anni dall'Unione Europea e sfruttino il lavoro minorile.

Al via anche un piano straordinario per la promozione e l'informazione sul riso italiano; misure necessarie per difendere un settore in cui l'Italia è il primo produttore europeo, grazie alla coltivazione su un territorio di 234.300 ettari, per una produzione di 1,58 milioni di tonnellate realizzata grazie a 4.300 aziende risicole e circa 100 industrie risiere per un volume d'affari di circa 1 miliardo.

Si aspetta inoltre da Bruxelles il via libera sull'obbligo di indicare l'origine del grano impiegato nella pasta.

Ad oggi, i cibi con l'indicazione obbligatoria in Italia sono:

  • carne di pollo e derivati;
  • carne bovina;
  • frutta e verdure fresche;
  • uova;
  • miele;
  • passata di pomodoro;
  • pesce;
  • olio extravergine d'oliva.

 

 

 

 

 

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